Blockhaus

21 Luglio 2018 è il giorno dell'”impresa Blockhaus” che Iure e Max, in ferie in Abruzzo, hanno programmato di compiere per onorare una delle salite storiche del Giro, nonché una delle più dure d’Italia e sicuramente la più lunga con i suoi 30km e con il dislivello da record di oltre 2000m.

La preparazione

Max è intento sul telefono a fare ricerche sul Blockhaus per il giorno dopo mentre Iure prepara il percorso su Strava: “Mi raccomando, prepara il percorso in modo che passi per Lettomanoppello che è il versante più duro, come dice Cassani” – “Si, ho fatto… ma guarda che già così vengono fuori 85Km solo andata” – “Bon, ma cosa te vol che sia” – “Sono molto titubante” – “Che negativo! E’ poco più di un scarichello, come andare a Koper e tornare… con in più una ‘salitella’ di trenta kilometri”.

Iure continua a pianificare il percorso e preparare il materiale per domani mentre Max, dall’altra parte della porta del bagno è intento in letture di approfondimento: “Iure…non vorrei allarmarti ulteriormente ma leggi qua: ‘Io ho fatto questo versante l’anno scorso: A parte i tafani sul pezzo di 3 km al 10% ( un calvario) ho visto sbranare un cane da altri 2 proprio a Passo Lanciano dove c’e’ il bar e le bancarelle. Sulla discesa di Passo Lanciano ho maledetto il fatto di non essere in mountain bike tanto pessima era la strada“.

Eh già, perchè due delle piaghe dell’Abruzzo sono le strade in pessimo stato e i cani randagi che, si sa, hanno una innata predilezione nell’inseguire i ciclisti. Chissà perché.

Iure: “Sono sempre meno convinto, oltretutto domani danno anche il picco di caldo della settimana”. Nel frattempo Max esce dal bagno in accappatoio e casco da bici con due paia de occhiali alternati: “Iure! Stago meio così con questi o con questi altri?” – “Con quelli, ma guarda che la scelta degli occhiali sarà il minore dei nostri problemi. Secondo i conti qua ci aspettano 55km di avvicinamento e 30km di salita continua con 2200 metri di dislivello sotto il caldo, i tafani e accerchiati dai cani rognosi. E al ritorno, che sarà tutto discesa e dritto, ci aspettano buche nell’asfalto” – “Ti ricordo che in quel “tutto dritto” anche un semplice cavalcavia si farà sentire nelle gambe!” – “Ecco, appunto, per ogni evenienza metto il numero di emergenza sul telefono, così se troveranno le nostre carogne a bordo strada, almeno sapranno chi chiamare”.

Finiamo la serata con una perfetta cena pre gara a base di vongole, telline, Prosecco e amari.

Piaga numero 1: L’asfalto

Sono le 7:20 del mattina e siamo pronti per partire. Le due borracce sono pronte, barrette e gel “Volata” nella tasca della divisa MBC che indossiamo pronti per calcare le strade Abruzzesi con la destinazione ormai ben nota.

Salutiamo Regina, ingaggiamo i pedali, premiamo start sul Garmin e ci dirigiamo verso la statale Adriatica che da Scerne di Pineto, dove alloggiamo, ci porterà fino a Pescara. Sono 26km di piattume per riscaldamento a battiti controllati per non strafare. La conosciamo bene questa strada perché nei giorni precedenti l’abbiamo percorsa un paio di volte in due uscite mattutine verso Atri. Ci mettiamo in scia l’uno dell’altro, alternandoci (anche se Max predilige stare davanti) e iniziamo a schivare le prime buche. Niente a che vedere con il disastro che ci attenderà ben più tardi.

Non è chiaro come mai le amministrazioni locali non intervengano con lavori di recupero, fatto sta che lungo la strada non bisogna distrarsi un secondo. Si impara velocemente ad usare il linguaggio ciclistico dei segni per segnalare buche e ostacoli ai ciclisti in scia.

Dopo Chieti, agganciamo un gruppetto di ciclisti seri che si dirigono verso Manoppello, sicuramente per conquistare lo stesso mostro, ma da un versante diverso. Ringraziamo del passaggio in scia, salutiamo il gruppo e proseguiamo per Lettomanoppello.

Piaga numero 2: La salita

Dopo un breve ristoro in un bar, giriamo a sinistra e ci accorgiamo che la strada inizia a salire leggermente. Faccio scattare il parziale del Garmin perché è chiaro che la salita sta iniziando. Ci salutiamo con un “ci vediamo alla Madonnina” e innestiamo il rapporto a noi più congeniale. Abbiamo gambe diverse, io e Max, per cui è impensabile scalare una salita così lunga stando assieme.

La salita è così: una sfida contro se stessi. Si ha il tempo per pensare e dialogare internamente, dare uno sguardo al Garmin, guardare il panorama, la strada, sentire il respiro, ritmare le gambe e qui di tempo ce n’è davvero tanto. Mi fermo alla prima fontana per un rabbocco di sicurezza. Non è chiaro quanti punti d’acqua incontreremo quindi è meglio fermarsi ad ogni occasione, anche per recuperare un pò. La pendenza si attesta attorno all’8-9% con punte del 14%. Il cuore non ne vuole sapere di stare sotto i 170. A un paio di kilometri da  Passo Lanciano cedo del tutto. Scendo. Cammino. Mi riposo. La salita non da tregua. Mi rimetto in sella e proseguo. Son gli ultimi kilometri per la tappa intermedia ma la salita fino alla cima è ancora molto lunga. Temo seriamente di non farcela e di abbandonare l’impresa.

Piaga numero 3: I tafani

A complicare il tutto ci pensano i tafani che insistentemente ti ronzano attorno lungo tutta la strada. In previsione, ci eravamo spruzzati di Autan le gambe ma apparentemente il potere repellente non funziona con i fastidiosi insetti volanti abruzzesi. Ogni volta che rallento o mi fermo per riprendere fiato e far abbassare i battiti ormai schizzati ben oltre i 180, mi abbandono in un “fate di me ciò che volete”.

Piaga numero 4: I cani

Così come a Trieste è comune incontrare gatti randagi per le strade, in Abruzzo è altrettanto comune trovare in strada i cani randagi. Il problema è che i cani, a differenza dei gatti, hanno la tendenza a fare branco. Questo, unito alla inspiegabile predilezione dei cani a inseguire i ciclisti, rappresenta chiaramente un possibile problema. Lungo la salita incrocio un ciclistica che scende nel verso opposto. Lo saluto. Mi grida “Occhio al cane!”. No! dopo i tafani anche il cane. Le gambe sono già a dura prova. Impensabile forzare per scappargli se non girando la bici. Continuo guardingo. Una curva, un tornante ed eccolo li: un pastore maremmano, ben piantato, troneggiare in mezzo alla carreggiata. Faccio finta di niente e lo passo prendendola larga: “ciao signor cagnone”. Cerco di capire con la coda dell’occhio se mi sta seguendo. Apparentemente non mi ha considerato di striscio. Forse sono troppo poco appetitoso. Meglio così. Arrivo a Passo Lanciano dove mi fermo per mangiare e mentre sto meditando seriamente di abbandonare l’impresa, intento a trangugiare mandorle, nocciole e bacche di Goji, vedo aggirarsi tra i tavoli un vecchio cane zoppo e ciondolante. Quante ne avrai viste vecchio cane? Quante ne avrai passate? Non so se per merito del cane o delle bacche di Goji ma decido di proseguire e ricomincio a salire.

Piaga numero 5: Il caldo

Dopo quasi 2 ore e tre quarti di salita finalmente arrivo in cima al Blockhaus! Max è già li da almeno venti minuti ad aspettarmi.

Ci salutiamo alla madonnina come promesso alla base della salita. L’ultimo tratto del Blockhaus, da Passo Lanciano è stato più gestibile, con pendenze più contenute e temperature più accettabili. Una decina di kilometri prima avevo temuto veramente di cadere vittima di un colpo di calore. Il termometro segnava 34 gradi e non c’era un filo d’ombra, nemmeno a bordo strada. Il guardrail scricchiolava sonoramente a causa della dilatazione termica. Alla vista di una fontana con abbeveratoio ho cacciato la testa sotto l’acqua gelida provando subito sollievo. Qui in quota invece, la temperatura è decisamente più mite.

In cima al Blockhaus siamo a 21 gradi con vento anche forte. Alcuni escursionisti a piedi indossano addirittura il giubbotto e i ciclisti che scendono portano la mantellina. Decidiamo di usarla anche noi ma scesi al primo rifugio ce la togliamo subito. Beviamo una birra e una coca e poi proseguiamo la discesa interrotti dalla transumanza di un branco di pecore, o meglio di un branco di futuri arrosticini.

A Passo Lanciano decidiamo di prendere una strada diversa per evitare di dover ridiscendere a Lettomanoppello e doversi sorbire un lungo rettilineo in salita sotto il sole cocente. Già qui a Passo Lanciano siamo ritornati a 30 gradi, dai 21 precedenti. Ci lanciamo in discesa verso Manoppello. Dopo tanta salita ci consola il fatto che ci sarà tanta discesa. Oltre 30km che con l’abbassare di quota porta anche un innalzamento delle temperature. Arriviamo sulla strada di Chieti con il termometro del Garmin che tocca quota 40 gradi! Urge un ristoro condizionato. Adocchiamo una gelateria e ci fiondiamo dentro a cercare refrigerio e a mangiare qualcosa.

Piaga numero 6: La distanza

Usciamo dalla gelateria e ci rimettiamo in sella. Ci aspettano altri 50km per tornare a casa. Qualcosa dai conti non torna. Avevo previsto 160 kilometri andata e ritorno ma alla fine ne risulteranno 180, il mio record personale (non quello di Max). Mi prefiggo di non pensare al totale dei kilometri da percorrere ma alle tappe intermedie. La prima tappa è Pescara. La lunga e interminabile strada di Chieti passa accanto all’aeroporto ed è dritta come una spada, intervallata da numerose rotonde e da un asfalto disseminato di buche, toppe, tombini e chi più ne ha più ne metta. Mi metto dietro a Max che ha ancora un buon smalto e fende l’aria in direzione della città di mare. La strada è tutta in piano, salvo qualche cavalcavia. Stranamente le gambe funzionano ancora bene, sebbene la stanchezza generale di faccia sentire con il caldo a complicare le cose. L’acqua delle borracce, raccolta gelida dalla fonte in cima alla Majelletta, ora sembra the caldo, ma è meglio di niente. L’importante è idratarsi.

Giunti a Pescara prendiamo il lungomare ciclabile che percorriamo a oltre 30km/h, schivano i pedalatori occasionali come macchine da corsa in sorpasso. Max prende il volo. Non riesco a raggiungerlo a causa anche dei numerosi attraversamenti pedonali d’intralcio. Finalmente usciamo da Pescara e riprendiamo la statale. La prossima tappa è Pineto, raggiunta la quale possiamo dire di essere arrivati a “casa” ma non prima di 26 kilometri interminabili.

Arriviamo sotto casa con il mio Garmin che segna 178km e quello di Max che segna 177. Max decide di arrotondare a 180. Per me sono sufficienti. Più del numero tondo sono felice di aver battuto i miei record personali e di aver domato il Blockhaus con la sua salita più lunga d’Italia.

Daniele Iurissevich

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