Orient Express e Trainspotting

E’ il giorno seguente la cena sociale della squadra. Come stabilito in maniera unilaterale dal messaggio di Dean di questa notte, il ritrovo di oggi era stabilito per un grande classico: PQ Domio, destinazione Socerb e dintorni.

Quando si nomina “Socerb e dintorni”, specie quando si aggiunge la parolina magica “Tinjan”, si intende “giro tecnichelli enduro style”. Presente all’appuntamento l’allodola Grizon, Mauri, Dean, il presidente Bartolich, Raul, Fulvio e Iure in ritardo. La digestione della cena della sera precedente non è ancora terminata e le ore di sonno sono state decisamente insufficienti, quindi tutti quanti ci prefiggiamo un classico dei classici “oggi andemo pian!”. E come ogni classico dei classici che si rispetti, l’aspettativa è stata ovviamente disattesa. Grizon parte a bomba in testa al gruppo, subito sgridato da Mauri: “Daniele! Te vol partir in piena come la volta scorsa che te se ga spompado subito? Torna in coda vah!”.

Ma niente, oggi Daniele è incontenibile, come quando prometti al bambino di portarlo a Gardaland e in effetti il parco giochi era di li a poco ad attenderci. Prima destinazione: Istralandia… no, non quella di Parenzo, ma quella di Prebenicco.

La scia nero-verde di ciclisti inizia la fase di avvicinamento inerpicandosi su per Crogole e voltando verso il lavatoio per un bel Toboga reverse, noto campo di allenamento dei “muradori” e dei Eppinger”, schivando l’immondizia e i bivacchi abbandonati dalle torme di clandestini della rotta balcanica. Qua e la qualche timida spruzzatina di neve, ma non sufficiente a battezzare il giro di oggi in “Giro sulla neve” come era nelle intenzioni di Dean.

Su un passaggio roccioso, Sandro di rovescia a terra a causa di una tacchetta malefica. Cerchiamo di aggiustare la scarpa ma niente da fare. Sandro capisce che sarà costretto per tutto il giorno a girare con la bici attaccata ad una scarpa mentre Mauri e Grizon sono già avanti che scalpitano. Tornano a vedere cosa succede, ripartono… sono assatanati e la loro gamba risponde fin troppo bene. Oggi sarà dura. Iure si pone come unico obiettivo quello di tornare a casa con le clavicole intere.

Partiamo dalla parte alta di Istralandia. I due enduristi scalpitanti partono e non li vediamo più, come previsto. Raul è nuovo di questi sentieri e, poverino, non sa cosa lo aspetta. Il resto del gruppo si ricompatta poco dopo senza incidenti sul “canyon” di Prebenicco dove suona la sveglia della foto di gruppo. Il fotografo ufficiale (no… non Iure, ma Dean) inizia già a preparare il cavalletto di bici (definizione di “cavalletto di bici“: posizionare due bici una contro l’altra in modo da farle stare in piedi autonomamente e usare la fessura di una delle due selle come sede di incastro per lo smartphone in modalità autoscatto).

Si riparte per Istralandia bassa. Come prevedibile, Grizon, Mauri e Sandro spariscono nuovamente dalla vista in sprezzante segno di manifesta superiorità. Iure usa Dean come bici-sonda: “dove va lui, vado io; se scende lui, scendo io”. Così scorre tutto liscio. Sull’ultimo drop, le schiappe scelgono la chicken-line mentre Sandro riesce a concludere anche l’ultimo ostacolo seguito dallo scroscio di applausi dei presenti coscienti che in pratica è solo una questione di testa. Daniele (Grizon… non Iure) viene costretto a ripetere la sezione per le telecamere a imperitura memoria e come tutorial per le schiappe di cui sopra.

“Ma ve rendè conto che Livio non xe mai vegnudo qua? Xe come dir che Messner non ga mai fatto el Taiano”. Raul è vistosamente contento misto sorpreso di aver calcato questi sentieri a lui nuovi ma è ora di dirigersi verso un trail che è nuovo per tutti noi: l’Orient Express.

Grizon ci fa da guida avendolo fatto una volta tanto tempo fa. Ciò che è certo è che ora bisogna salire verso Crni Kal. E’ la maledizione (o benedizione) dei giri “tecnichelli”: si fanno belle salite, ma ad ogni salita segue sempre una discesa. Non è un caso che giri del genere ti fanno portare a casa sempre dislivelli importanti in pochi chilometri con Strava a dare sempre poche soddisfazioni. Quando scarichi la traccia a casa si instaura una relazione di amore-odio con la app di tracking per eccellenza: “BLIP. Download completato. BLIP. Ma come? Così pochi chilometri? Non ti vergogni? MERDACCIA” – “Mi scusi signor Strava, ma son 1600 metri di dislivello e ho rischiato la vita quattro volte…” – “BLIP. Scuse Scuse bla bla bla. Tenga 20 miseri punti Effort e se ne vada al posto, STRAMERDACCIA”.

Sputando i gangli polmonari e assaporando l’acido lattico misto prosecco salito dalle gambe fino alla gola, passando per lo stomaco pieno della sera prima, finalmente finiamo di inerpicarci fino a Crni Kal e prendiamo il sentiero in discesa a destra che ci porterà all’attacco del nuovo trail. Nuovo per noi. Dean ci ricorda che Mauro “Barbaz” Brega gli ha detto che il percorso è molto “isi” (alla Pagano) e scorrevole. Ci fidiamo?

In lontananza vediamo un gruppetto di enduristi in preparazione. Deve essere li. Facciamo amicizia. Sono sloveni di Koper e Sezana (da quello che abbiamo capito). Ci uniamo a loro, tronfi sulle nostre bici da XC contro i loro chopper biammortizzati. “Vai Daniele! Parti! Fagli vedere cosa siamo…..SEI capace senza protezioni e con sella alta!”.

Iniziamo la discesa. Bello. A chiamarlo scorrevole ci vuole un pò di coraggio perché due gradini da riscatto polizza sulla vita li abbiamo incontrati, ma nel complesso, giunti alla fine, si dimentica tutto e si assapora la soddisfazione dell’impresa. Come una donna in gravidanza che dimentica il dolore al termine del parto, così si giunge al termine del trail con il classico sorriso ebete sulla faccia: “Ancora! Ancora!”, ignorando quel losco figuro con cappuccio nero e falcia sulla spalla che si sta dileguando deluso nell’ombra.

“Fighissimo! Ma se piovi, quel ponte di legno finale diventa la tua tomba” – “Si… è BELLISSIMO!”. Ed ora cosa proviamo? Grizon, che ormai si è autonominato capogita-Filini della giornata patteggia una visita al nuovo trail, fresco fresco di tam tam sui social, nominato “Trainspotting” dagli amici di MTB Trail Trieste. Gli sloveni concordano e il gruppo compatto si dirige verso Podpec. Inizia un’altra salita.

Arriviamo a Podpec, sotto la torre dei Turchi che è già mezzogiorno. L’ora si fa tarda. Bartolich, Iure e Grizon hanno degli impegni familiari e hanno promesso come ora di rientro le 13:00… promesse da mercante, come al solito. “Ormai siamo qua!”. Continuiamo la salita in cerca della fantomatica antenna dal quale parte il nuovo sentiero, definito “tecnico e difficile”.

“Ma siamo proprio sicuri?” – “Ormai siamo qui!”. Con il motto di giornata “ormai siamo qui” raggiungiamo l’antenna e cerchiamo l’attacco della discesa.

“Forse giù di qua”, Grizon indica lo strapiombo di rocce taglienti sotto ai nostri piedi. “MA TE SON FORA?” – “Ma si dai… xe isi!”. Nel frattempo, una vecchia conoscenza con cappuccio nero e falce si stava timidamente materializzando nei nostri paraggi. “Go un brutto presentimento” azzarda Iure. “Mi quasi quasi torno a casa per asfalto che xe tardi”. Bartolich guarda Iure. Iure guarda Bartolich…Sono momenti concitati di scambi di sguardi: “Ok.. ho capito… ORMAI SIAMO QUI”.

Grizon parte in perlustrazione. Poco sotto ci sono delle losche figure, senza falce e cappuccio, ma con cappelli e pale: sono Varnerin&Co all’opera proprio sul trail. E’ indubbio che siamo sul percorso giusto. Salutiamo. Ci complimentiamo con loro e ci promettiamo di non voler mai provare quella rampa di due metri di salto che stanno costruendo. “Ocio che la traccia xe ancora vergine!”… un eufemismo.

Pochi metri più sotto, Germani va lungo e finisce in un cespuglio: un presagio che va a sommarsi al presentimento precedente di Iure. “Se Mauri se cappotta, allora xe c@##i”.

Grizon è a suo agio… ma lui è a suo agio anche sui “scoi de Barcola”. Passiamo la ferrovia che da il nome al percorso, passando delle rocce (bagnate) a picco sulla massicciata. “Se scivoli qui, ti rompi una gamba e poi il treno finisce pure il lavoro” – “Si… è BELLISSIMO”.

Dopo la ferrovia, inizia il vero percorso “vergine” di Trainspotting: uno slalom tra gli alberi con vari ripidi punteggiati di rocce, spuntoni di rami, un paio di passaggi sul flysch e chi più ne ha più ne metta. Iure finisce a pelle di leone su un tratto di discesa sgrembanata. Non ci sono testimoni, quindi l’onore è salvo (cavolo! ma adesso lo sa il mondo intero?!?): “No… non mi sono fatto niente, grazie signore in nero, mi rialzo da solo… mi appoggio solo un attimo sulla sua falce per rialzarmi”. Iure, sospettoso, si convince che è giunto il momento di passare in modalità turistica e che portare la bici a mano è più sicuro.

Fulvio, ne frattempo, stallona e dopo aver smontato mezza bici, riprende la sella dopo una semplice spruzzata di CO2 nella gomma. L’ora di pranzo si avvicina pericolosamente e già iniziamo a sentire in lontananza le moglie sfilare il loro mattarello d’ordinanza dalle fondine. Fulvio decide che è ora di lubrificare la catena, regolare il cambio, dare una pulitina alle vitine del reggisella e attaccare un paio di adesivi MBC a caso: “questo sta meglio qui o qui? Penso che lo metterò lì”. E intanto l’orologio cammina.

Poco dopo Fulvio fora di nuovo, ma mosso a compassione (lui verso di noi, non viceversa) ci benedice con la frase che tutti avremmo voluto sentire: “Andate pure avanti. Poi vi raggiungo”. Sfociamo sul sentiero finale dell’Orient Express, nei pressi del “ponte della morte” di prima. “Bon…credo che questo trail non lo rifarò tanto presto” – “Muli… xe quasi la una. Spetemo Fulvio o andemo?” – “Che livel de resistenza te ga ai colpi de mattarel?” – “Mah…le clavicole e costole oggi ga resistido… ma dubito de sopravviver alla collera femminile casalinga” – “Idem. Andemo verso casa”.

Decidiamo di tornare verso Ospo su asfalto a testa bassa per consumare le ultime riserve di glicogeno. Il gruppo si sfalda. Nei pressi di Ospo incontriamo altri colleghi MBC enduristi, tra cui Mauro Barbaz ma Iure tira dritto e in pratica ci si saluta per tacito assenso.

Fulvio verrà visto ore dopo bere caffè al Pane Quotidiano in compagnia di un losco figuro dal cappuccio nero con una curiosa falce posteggiata fuori. Che sia nata una nuova amicizia?

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