Giro enduro con The King

E’ nato tutto davanti ad un caffè al solito Bar delle Rudine a Basovizza. “Livio, te ieri mai a Tinjan” – “No. Non iero mai” – “NON TE GA MAI FATTO LA DISCESA DE TINJAN??? Bisogna provvedere!”.

Una volta convinto Livio a prendere ferie un sabato, siamo riusciti a organizzare il ritrovo a Domio al PQ alle 9:30. In 12 si sono presentati all’appello del sabato mattina, un bel numero. Il programma è semplice: bisogna fare un bignami delle principali discese da enduro della zona per Livio che non le ha mai fatte, pertanto ci si prepara per Istralandia (alta e bassa), Oriente Express, Tinjan jump line, Toboga del Castello e Pivo Trail per finire in bellezza. Tante discese e, come prevedibile, tanta salita, quindi tanto divertimento ma anche tanta fatica.

Il gruppo parte un pò in ritardo rispetto alla tabella di marcia. Peter si è dimenticato le lenti a contatto a casa e quindi ha fatto una rapida marcia indietro verso casa per poi tornare al PQ. Pagano e Livio presenti davanti casa di Dean che è cronicamente e patologicamente in ritardo. Mauri, Iure, Fulvio, The President e Matteo Trivella sono già presenti. A salutare i presenti anche Trivella Senjor in tenuta da lavoro: “Ciao muli! Auguri!” – “Per l’anno novo o per le discese che ne aspetta?”.

Poco dopo ci raggiunge anche Ciro e Mattia Gustin che si prendono subito una nota di demerito per non essere in divisa. Con noi c’è anche Diego, ex MBC ora in divisa Cottur.

Iure cerca di sbolognare la GoPro a qualcuno di degno in grado di restare a ruota di Livio per documentare le discese. Pagano è il prescelto, volente o dolente. Giusto due indicazioni sulle funzioni di base nel dialetto triestin de Prosecco a lui congeniale: “te struchi e parti. Te struchi e se ferma”.

Partiamo che Peter è ancora con caffè e cornetto in bocca… l’ultimo paga per tutti, direzione: campagne di Domio al solito ritmo “isi” del sabato. Ed è qui che avviene il primo patatrac: Diego, saltando un tombino, finisce rovinosamente a terra. In lontananza, la voce cordiale e consolatoria di Mauri: “Fa fa el mona….”. Diego scatta in piedi alla velocità della luce e riprende la sella dolorante.

La prima destinazione è Prebenicco. Tagliamo per il bosco a percorrere il Toboga Reverse. Dean propone di rinominarlo in “Jebenti Toboga”, raccogliendo ampi consensi tra i presenti sbuffanti su per le ripide rampe del single-track. Schivando radici e spazzatura extracomunitaria giungiamo all’imbocco di Istralandia. Iniziamo a preparare la formazione: Mauri in testa come apripista, a seguire Livio e dietro Pagano in veste di cameraman. Poi via via Bartolich, Matteo e a seguire tutti gli altri, il gruppo dei cistoni con Dean come apripista.

Si parte… la testa della fila sparisce tra le fronde. Dean prende la deviazione a destra per la Chicken Line della vergogna e giù tutti a piedi. “Cavolo Dean… va ben che semo delle pippe, ma almeno i primi due ripidi podevimo farli”. La cordata di ciclisti-cisti appiedati giunge alla base del “Canyon di Prebenicco” che i discesisti sono già stanchi di aspettarci. Scatta la prima foto di rito del gruppone.

“Matteo, hai ripreso tutto vero?” – “No… non aggiu fatt partire, quel puttanon de Heidi, se nun me lo dite quando inizia, chenne sacciu” – “Jebenti Toboga! Adesso STRUCA QUEL BOTON che inizia Istralandia bassa”.

Questa volta Pagano documenta tutta la discesa, perfino l’onta del piede a terra di Livio sull’ultimo ripido. Un documento che si vorrebbe fosse dato alle ceneri, ma che l’imparziale era digitale concederà per i posteri a imperitura memoria.

Poco male se Livio pecca leggermente al suo primo tentativo, ma si rifà egregiamente al secondo, mentre alcuni di noi ancora non hanno trovato il coraggio di lasciare la pinza dei freni su quell’ultima fatidica compressione con curva a destra. Matteo Trivella ci dà una lezione di tecnica per farci capire quanto conta cominciare da giovani a praticare questo sport.

Ci raduniamo sulla strada per Ospo pronti per il secondo trasferimento in direzione CrniKal. “Livio, come iera?” – “Figona, ma qua el problema non sarà le discese ma le salite”. In effetti, ora inizia un bel tratto di lunga salita fin quasi alla rocca di CrniKal. Poco sotto, in prossimità dei bagni chimici allestiti per i numerosi arrampicatori che vengono a frequentare le falesie di questo rinomato paese della Slovenia si inerpica il sentiero che poi scende verso Predloka lungo il tracciato di quello che viene chiamato “Oriente Express”. Al solito, ricompattiamo il gruppo e prepariamo la fila in ordine decrescente di capacità tecnica.

Il fischio d’inizio viene dato dal consueto “Iabadabadù” di Matteo che parte (con GoPro accesa!) dietro a Livio e Mauri, seguono tutti gli altri.

Poco più avanti incappiamo nel Presidente accasciato a terra dolorante ai piedi del primo gradone con le mani sull’organo riproduttivo. “Tutto ben?” – “Insomma, vederemo cosa disi mia moglie stasera” – risponde lui con voce stridula e femminea. “Su dai, non fare la femminucc… ehm…vedrai che passerà. Ripartiamo che tanto hai già una figlia”.

Sbuchiamo più o meno tutti sulla strada che collega Podpec a Rizana. All’appello manca Ciro che è quasi dato per disperso quando lo vediamo riapparire “De quando me son quasi spacado la schiena sul scagno vado pian e poi no tocco la MTB dalla Dolomiti e poi iera cani lungo el percorso, me ga attraversado due cinghiali e un turista me ga domandando se iera giusto per Piazza Unità”.

Bando alle ciance, ora si fa rotta verso Tinjan, il fiore all’occhiello delle discese della giornata, il luna park dei discesisti della zona. Unica pecca: bisogna prima raggiungere quelle antenne lassù lassù, lontano lontano, in alto in alto, molto in alto. La lunga carovana parte per asfalto quando Dean devia maleficamente a destra e inizia una lunga salita sterrata che ricordava molto la “Morte Nera” (noto segmento in salita nei pressi di Lokev). “Non doveremo miga andar fin su, no??” – “Nooo, adesso giremo a sinistra, tra poco”. Ma questo non era nelle intenzioni di capitan Dean che invece tira dritto su per la rampa a pendenza esponenziale. “Te ne ga illuso che giravimo! (puff pant) Non se fa…(pant pant) Te son una cattiva persona (cof cof)”.

Raggiungiamo l’agognato asfalto ma solo per iniziare un’altra ennesima salita verso i piedi del colle sovrastato dall’abitato di Tinjan.

Il gruppo giunge sfilato (e sfiancato) in cima, nei pressi della chiesa. Una pausa di sollievo per alimentarsi e per uno scatto di gruppo davanti la piana sovrastata dal Taiano e dalle falesie di Ospo in lontananza.

Si riparte. Il gruppo dei tre di testa sparisce alla vista e come al solito noi dietro a Dean. Le discese appena fatte hanno evidentemente infuso sicurezza alla guida nel gruppo dei cisti che prova ad affrontare ripidi che altrimenti avrebbe affrontato a piedi. Dean si butta a testa bassa lungo il secondo ripido. Tutti gli altri dietro, più o meno. Non ci si ferma, bisogna seguire “il flow” come si dice in gergo. Il primo punto di raduno è sulla carrareccia dal quale scende il secondo tratto. Si parte subito con un ripido in contropendenza con albero a bordo traccia. Dean scende. Iure tenta il tutto per tutto e riesce, per la prima volta a farlo in sella. Fulvio dietro a seguire e poi tutti gli altri, ma non si sa come… guai girarsi indietro o distrarsi dalla guida. Il single track è tutta un susseguirsi di toboga, slalom, piccoli salti, dossi e poi ancora ripidi e ripidissimi con rocce e radici. Chi più ne ha più ne metta, adrenalina allo stato puro.

Raggiungiamo il secondo punto di ritrovo su un pratone per scambiarci le prime impressioni: “Troppo figo!” – “Iabadabadù”. Altra foto, video, cazzeggio a non finire. La giornata si sta delineando come memoriabile, e non è ancora finita.

Di li a poco ci raggiunge un tipo con una bici front d’acciaio con freni a cantilever e una GoPro… in BOCCA. “Hi” – “Zivio” – “Have a nice day” – “Thank you”.

Si riparte per l’ultimo tratto tecnico che ci porterà di nuovo a Ospo. Poteva sembrare tutto finito ma anche questo tratto si rivela essere abbastanza ostico, pendente e altrettanto divertente. Ne è valsa la pena fare tanta salita.

 

Salita che ora dobbiamo affrontare di nuovo, lungo il declivio alle spalle di Ospo che ci porterà di nuovo alla base di partenza di Istralandia bassa. Mattia e Ciro ci salutano prima di affrontare la salita al 25% che è solo l’inizio di un lungo segmento costantemente in salita. Il dislivello si accumula mentre Dean protesta per i pochi kilometri fatti fin’ora. Arriviamo a Prebenicco quando vediamo giungere, con gamba pimpante, il tipo di prima con la GoPro in bocca e con la bici da 15 kili sotto il sedere. Cavolo, che gamba!

E’ quasi finito il giro: rimangono le ultime due giostre di giornata: Toboga e Pivo, due superclassici. Decidiamo di proseguire per asfalto fino alla base del Toboga per salvare un pò le gambe messe già a dura prova. Arriviamo all’imbocco del trail e ci incolonniamo con la consueta formazione che parte in salita per poi scendere in un tripudio di adrenalina ed endorfina tra sponde e contro sponde.

“Livio, adesso te resta solo el Pivo e gavemo fatto tutto”. Completiamo in scioltezza l’ultima discesa della giornata. Ormai siamo talmente scafati che dell’ultimo ripido non ce ne accorgiamo nemmeno. Sbuchiamo in strada che è la una passata, come previsto, pronti per completare il giro dove siamo partiti: al PQ per un brindisi finale, dopo 36Km (circa) e 1300 metri di dislivello, contenti di aver scortato Livio The King su questi tracciati a lui congeniali, sicuri di rivederlo presto calcare questi sterrati, magari in incognito, per riparare l’onta del “piede a terra” di Istralandia.

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