Dolomiti SuperBike 2021 (Parte 1)

Ecco la nostra Dolomiti SuperBike sociale nelle parole di alcuni dei partecipanti che, per la cronaca, erano: Riccardo Ieserscech, Piero Boldrini, Moreno Argenti, Massimo Hrovatin, Fulvio Pittao e Livio Turitto con famiglia e camper al seguito e poi Daniele Iurissevich, Luca Forzale, Mario Ferfoglia, Egidio “Gigi” Lovrinovic, Davide Pettirosso e Licio Della Marna. Supporter della giornata: Sergio Benedetti e Paolo Bacilo che ha ceduto il pettorale a Livio.

Livio Turitto

“Proprio non avevo alcuna intenzione di farla quest’anno, per mancanza di allenamento sulla lunga distanza ma guarda caso prendo ferie proprio nei giorni della gara e proprio a Villabassa (coincidenza?). A una settimana dalla gara, Paolo Bacilo, iscritto già da tempo, sta male e mi chiede se voglio prendere il suo pettorale. Detto fatto: da buon “sempio” che sono dico di si.

Il racconto comincia già dal giorno prima quando incontro Daniele e Luca che vuole fare il giro corto (si fa per dire ). Partono una serie di mie considerazioni strampalate nell’affermare che la DSB è una sola…la lunga ! Pensavo che finiva con un NPC invece Luca è in crisi: “Livio va in Mona te me ga messo el dubbio”

La mattina dopo della gara mi trovo in griglia con Fulvio. Iniziamo con la solita pantomima: “non son allenado”, “te me da un ora”, insomma le solite “monade” e poi finalmente si parte.

Cominciamo con un ritmo regolare. Sembra che con Fulvio siamo legati da un elastico: lui mi passa io lo ripasso e cosi via. Finalmente si arriva alla prima discesa e prendo qualche metro su Fulvio che lui prontamente ricuce e cosi ad ogni discesa. Mi viene il sospetto che Fulvio stia cadendo nel famoso effetto “puscia”.

Ad un tratto sento la ruota sgonfiarsi: merda! La rigonfio con la mia mini pompa sperando che il lattice tappi il buco proseguo ma la ruota perde piano la pressione senza che riesca a capire da dove fuoriesce l’aria. Ad un certo punto, nella discesa più simpatica, mi devo fermare perché il cerchio comincia a battere sulle pietre. Mi fermo, svito il tappo e la valvolina parte via come uno Sputink. Forse era colpa della valvolina! Come EtaBeta so di averne una nella borsetta degli attrezzi ma non riesco ad utilizzarla. Intanto passa Paolo Cherin con Luca Forzale. Nel vederlo sul percorso lungo mi sento felice e dimentico per un attimo le mie rogne. Alla fine, dopo quasi 20 minuti persi, monto la camera d’aria, chiamo la moglie con l’Ebike e zaino assistenza per chiederle di farsi trovare preparata e fornirmi una nuova camera d’aria e bomboletta CO e riparto cercando di sfruttare tutte le scie sulla ciclabile con velocità importante e mi ritrovo “l’assistenza mobile” contro man! Robe che fazo un frontale con la dolce metà. Dopo aver inveito contro la povera consorte riparto sconsolato per la mia DSB pensando già alla Croda Rossa.

Su quella salita molto fastidiosa ho notato che nessun biker proferiva parola! Passata la Croda si passa sul Comelico e li vedo un Fulvio Pittao-Zombie che riesce solo a dire “Son in crisi” Penso: “Saranno “c@##i” così fino a Villabassa no te invidio, spero che te se refi”

Pronunciate queste ultime parole famose, inizio a sentirmi strano, come se non fossi abituato all’altura. Mi mollo comunque giù per la discesa finché non vedo un “Tecnoedile” e mi faccio “figo” cercando di passarlo in esterno tipo Lorenzo…”par fuera” ma de tanto sciocà che son non capisco nemmeno chi è e intanto continua la sensazione di giramenti. “Ara che me ciapa una sincope e me ritiro?!”.

Fortunatamente quando sono arrivato a valle tutto torna alla normalità e contento mi faccio due selfie.

Arrivo al Baranci e al punto ristoro me magno do banane e una crostatina alla faccia de Ezio che se devi andare avanti solo a ciuciotti😂

Faccio la ciclabile Dobbiaco-Carbonin da vero omo-merda-ciuccia-scie e arrivo così all’ultima salita di Prato Piazza (che è sembrata interminabile perché ormai ero alla frutta)

In lontananza mi sembra di vedere una maglia MBC e si sa: tutti me pol dare via meno quei che conosco. Per un pò cerco di corrergli dietro ma arrivato a Prato Piazza scatta un altro filmatin con cellulare, dimentico del possibile socio-avversario.

Me butto giù in discesa e alla fine chi te vedo? Daniele Iure. Gli arrivo fin sotto il culo e da buona merdaccia non mi faccio vedere, così magari sfrutto lo scatto dell’ultimo secondo. Ma non succede niente di tutto questo. Appena vede l’asfalto parte come BipBip e mi dà 2 minuti in 200 metri. Meno male che eravamo vicini all’arrivo.
In conclusione bella gara un po’ sfortunata ma felice di averla condotta con la testa sfruttando il poco allenamento sulla distanza”

Daniele Iurissevich

Ripassiamo la checklist pregara:

Iscrizione DSB 2021…c’è

Allenamento…c’è

Prenotazione camera…c’è (assieme a Luca Forzale, sperando che non russi la notte)

Bici…a posto (cigolii a parte)

Borsone…fatto

Testa…quella non c’è proprio.

Simon mi messaggia: “vai ad estro e a sensazione”, ma se devo seguire la “sensazione”, (per motivi che non starò qui a descrivere) sono lì lì per mollare tutto e telefonare a Luca di non venire a prendermi l’indomani. Mi consulto in famiglia: si va lo stesso e chissenefrega del cronometro. Prendiamola come uno sfogo, un distogli-pensieri da 7/8 ore o giù di lì.

Sono partito con un ambiziosissimo obiettivo personale di 7h ridimensionato ad un più abbordabile “finire la gara”, possibilmente senza soffrire troppo per crampi o incidenti.

La nottata al Garnì non è passata proprio in un batter d’occhio: dopo aver maledetto la cucina Sudtirolese da dietro la porta del bagno, io e Luca decidiamo di fare quattro passi prima di andare a dormire perché è troppo presto. Tra una chiacchiera e l’altra finiremo per scarpinare 8Km fino a Villabassa e ritorno e ci imbustiamo praticamente alle 22:30 adesso si, belli stanchi: “Luca, me sa che la gavemo cagada! Ma alla fine? Te fa la lunga?” – “A sto punto credo proprio de si. Maledetto Livio!”

Già, perché Livio, nel pomeriggio aveva instillato il dubbio in Luca, partito deciso per il percorso corto. “La DSB corta xe come far un giro del sabato ad Artvize! La vera gara xe la lunga: la Croda Rossa, l’Elmo, le vere montagne”.

A dire il vero, un paio di giorni prima avevo indugiato anche io con la possibilità di passare alla “corta” più che altro perché la “lunga” pareva che non la facesse nessuno e finire all’arrivo da solo, con tutta la squadra ormai già lavata, stirata e sfamata non mi ispirava molto. Con qualche sotterfugio psicologico ero riuscito a mettere il dubbio in Fulvio che forse avrebbe optato per il percorso da 120Km, ma non era sicuro. Alla fine però mi ero messo il paletto fisso: “al bivio si va a sinistra, per la lunga, e fine… niente discussioni. SE la faccio… che lunga sia!”

“Buonanotte Luca… a domani… e sta dalla tua parte del letto!”

La mia griglia è quella delle 7:30. Mi ritrovo già alle 7:00 accanto a Piero ad attendere lo sparo di inizio gara. Piero è determinato a fare risultato puntando tutto sulla corta. Io mi godo il momento e fine. Allo start, Piero sparisce e io me ne frego del contorno e vado a ritmo collaudato.

La prima salita scorre “serena”…blanda direi quasi. Qualcuno mi supera, qualcuno lo supero io. Andate, andate pure.

Crampi! Non mi avrete quest’anno!

Il bivio si presenta davanti di li a poco ma non indugio nemmeno un secondo e tiro dritto. Dopo 15 Km è impossibile avere un’idea di come reggeranno le gambe quindi bisogna arrivare li con un obiettivo in testa ben chiaro. Stranamente non vedo nessuno che conosco: chissà se è un bene (ovvero che sono tutti dietro) o un male (tutti davanti). Mi fermo un secondo per ricaricare la borraccia e alleggerirmi di liquidi superflui e sento un “Vai Daniele!” alle spalle: è Relvis Glavic (leggo sul pettorale in schiena). “Vado vado!”.

Dopo tanta salita inizia finalmente anche un pò (troppo poca) discesa. Sono discese su strade carraie di montagna con fondo ghiaioso, ovvero la peggior “razza” di discese a cui si può andare incontro: bisogna seguire le strisce lasciate dalle ruote precedenti perché basta sbagliare un pò la traiettoria per finire nella ghiaia e perdere aderenza. Rischio “la vita” la prima volta su una curva: non so come ma riesco a stare sui pedali con un fuorisella improvvisato. Ringrazio di non aver rimosso il telescopico il giorno prima perché se no sarei andato gambe all’aria di sicuro. Ho veramente rimpianto le nostre belle discese locali… ah! quei bei grembani carsici appuntiti! Quelle belle rocce scivolose! Le radici per traverso! I ripidoni fangosi! Quelli voglio, cavolo! Non queste strade di merda che sono ben più pericolose. Abbassare un telescopico per non rischiare la vita su una strada carraia è veramente da plebei…eppure mi ha salvato.

Dopo la salita di Valle San Silvestro, si ridiscende verso San Candido: altro sterratone misto asfalto che solitamente sarebbe stato veloce, ma ormai il sangue freddo se n’era andato e prendo tutto con cautela.

Ciucciotti, barrette a manetta ad ogni occasione. Stimo che per portare i miei 80 kili e rotti da Villabassa in giro per i monti e ritorno, dopo 120Km avrei perso qualcosa come 5000 Calorie (con la C maiuscola) per cui avrei mangiato anche l’erba se si fosse reso necessario. Fortunatamente i ristori erano ovunque. Dopo aver razziato banane, neanche fossi un orango, riparto per la ciclabile verso Moso dove mi attenderà la Croda Rossa. Ci arrivo da ignorante completo perché due anni fa questo tratto non c’era. Al suo posto si saliva l’Elmo. Quest’anno invece affronterò questa salita incognita. Il Garibaldi sul telaio della mia Scott non mi prepara a dovere per la salita che si rivelerà veramente intensa. Cavoli se lo era! Ancora una volta i miei 80 kili non aiutano la causa ma nonostante tutto scollino dignitosamente. Citando Elio: “non dico proprio il primo della lista, ma neanche l’ultimo degli stronzi“.

Al ristoro chiedo un rabbocco borraccia. Il tipo si mette a spillare Energade manco fosse birra “Muoviti cazz@! Non fa mica la schiuma! Caccia la borraccia nel barile e via”. Dopo interminabili secondi in attesa che il sommelier concluda l’opera, riparto deciso per la discesa. E’ qui che rischio la vita per la seconda volta. In una delle consuete discese tanto ghiaiose quanto odiose, un tipo mi supera interno-curva e quindi mi ritrovo ad andare lungo fuori strada dritto verso una serie di rocce. “Ok…. è finita… lascio i miei averi a Morena. Vi ho tanto amato e voluto bene”. Incredibilmente mi ritrovo in sella e riesco anche a schivare le pietre. Ma come cavolo?! Per opera dello spiritosanto mi ritrovo di nuovo in pista. “Eh vai!”. Ma ho cantato vittoria troppo presto. Vedo chiaramente la ruota davanti che perde pressione.

Devo fermarmi in preda allo sconforto. Se ho tagliato il copertone, la mia gara finisce qui… a 1900 metri di altitudine. Controllo la ruota mentre nugoli di ciclisti mi sfrecciano a fianco: “Alles gut?” – “Tutto a posto?”. Tanto… anche se dico di “no”, di sicuro non si fermano. Vedo il lattice che esce tra copertone e cerchio. Cerco di raffazzonare un “vermo” tra i due e gonfio con la bomboletta. Sembra tenere! Oggi sono in vena di miracoli. Deve essere un segno del destino. Riparto con cautela (che già era tanta visti i rischi già corsi) con una gomma gonfiata anche troppo. Non proprio l’ideale per queste strade. Infatti il resto delle discese da li in poi saranno una tragedia per me e per i miei dischi dei freni.

Ma tant’è che arrivo a San Candido dopo un eterno, lunghissimo sotto costa tra il Passo di Monte Croce e l’Elmo. All’incrocio di San Candido saluto Sergio che mi fa qualche foto e inizio la salita del Baranci. Questa me la ricordo bene! O meglio: ricordo le bestemmie che avevo tirato due anni fa su questa salita che, sebbene non sia tanto lunga (2 km) è dannatamente intensa. Una sorta di Cocusso locale con una media al 10%. Riesco a tenere botta abbastanza bene. I wattaggi non sono eccezionali ma l’obiettivo era sempre la sopravvivenza e siamo appena al 75esimo kilometro.

In cima mi fiondo di nuovo sulle banane. Mi sgargarozzo quattro torcibudella di CocaCola (alla faccia di Ronaldo) e riparto: “Di qui?” – “No, di la” – “Ah bene… giù di qui”. Dopo pochi metri di un bellissimo pratone in discesa (finalmente niente ghiaia) curva secca a sinistra e… RAMPA… Ma che cazz? Subito dopo il ristoro una rampa tanto inutile quanto fastidiosa, con le gambe legnose della fermata, sono la prova ineluttabile che i SudTirolesi adorano farsi maledire. Dopo questa inutile ma fortunatamente breve agonia, si scende a “uovo” verso San Candido. O meglio: si scenderebbe a uovo, se non fosse che l’aderenza del mio avantreno era pressoché nulla per cui innesco la modalità “sopravvivenza e cautela” e arrivo incolume in fondo.

Sul lungo, lunghissimo tratto che da San Candido porta a Carbonin, Luca mi si avvicina. “Ailo? Za qua te son?”. Visto che Luca era partito alle 8:00, quindi mezz’ora dopo di me, concludo facilmente che sta portando avanti una gara eccellente e che lui sì, può aspirare a chiudere sotto le 7 ore. Io faccio due conti a spanne: mancano i 20Km di ciclabile fino a Carbonin, tutta la salita di Prato Piazza e poi non è ancora finita. Impossibile centrare le 7h, ma Luca può. Lo saluto mentre si attacca ad un treno di ciclisti. Io rimango ai miei regimi controllati. Devo cercare di recuperare qui, dove si può, perché già così è tutta in salita, ma poi si impenna ancora di più. Non voglio strafare e soprattutto non voglio che insorgano crampi proprio a Prato Piazza, come due anni fa.

Arrivo all’attacco dell’ultima salita dopo aver duettato tutto il tempo con un ciclista in maglia Alè verde militare. Ci rintuzziamo a vicenda, dopodiché lo vedo partire avanti e lo saluto. Ennesimo ristoro prima della salita e riparto “Dai che è l’ultima!”. Sarà anche l’ultima ma è lunga! Sono 6,5km e tutti sotto il sole. Per fortuna almeno la pendenza non è eccessiva (siamo sul 7/8%) e soprattutto è costante. Niente strappi spacca-gambe. Cerco di alzarmi sui pedali ogni tanto per far affluire sangue al sottosella. Mi autoringrazio di aver indossato la salopette con il fondello più grosso e comodo. L’aver cambiato sella a una settimana dalla gara è una roba da incoscienti completi, ma anche qui vedo che non ci sono problemi, fortunatamente.

Passano 52 eterni minuti di scalata prima di vedere il portale del GPM. La pancia inizia a protestare per i troppi gel di giornata. Decido di fermarmi all’ultimo ristoro per mangiare qualcosa di più solido, tipo un mezzo panino e poi riparto. La discesa è come me la ricordavo: una merda. Per giunta fatta dietro al culo di uno con i freni tirati. Sorpasso e rischio la vita sullo sterratone? O continuo a stargli dietro e rischio di bruciare i dischi dei freni? Ad un certo punto vedo un paio di pietre erbose fuori traccia: è quello che aspettavo! Finalmente mi sento a casa. Mi butto sull’erba, cercando ansiosamente un po di terra e di radici e maledicendo la ghiaia riesco a superare il tipo e dare respiro, finalmente, ai miei freni.

Gli ultimi 5Km me li ricordavo bene: sono tutti a saliscendi con strappi, ma sarà la consapevolezza di essere quasi alla fine che con le ultime energie residue inizio a duellare di nuovo con il tipo in maglia Alè verde militare che mi aveva superato a Carbonin. Vedo che si infastidisce quando lo affianco, quindi ci rintuzziamo a vicenda. Così facendo superiamo un paio di gruppetti di intralcio.

Scoprirò solo poi che Livio era li dietro in agguato pronto a sferrare l’attacco di umiliazione finale. Le gambe rispondono ancora bene, anzi… meglio (va a capire te come funziona la biologia) e quindi duelliamo fino all’arrivo in volata con il tipo in maglia Alè. Ci scambiamo il pugno di saluto e ci facciamo incoronare con le medaglie dalle simpatiche ragazze a fine traguardo. Blocco il Garmin a 7:44:17. Ben oltre le 7 ore, ma tutto intero e senza crampi. Complimenti a Luca per aver chiuso in 6:56:41 e Livio che giungerà di li a poco in 7:35:12 (ricordo che Livio e Luca sono partiti dopo di me). Fulvio concluderà la gara in 8:43:26.

Ci fiondiamo al Pasta Party per scambiare le solite quattro chiacchiere di fine gara davanti un piatto di pasta e una birra analcolica facendoci i complimenti a vicenda… ascoltando le avventure dei nostri compagni e cercando in tutti i modi di scavare minuti virtuali: “mi son sta fermo 20 minuti” – “Ah, mi almeno mezza ora a pissar” – “Eh mi go sbusado otto volte, se no rivavo primo”… solito schema, ma felici e spensierati.

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