Dolomiti SuperBike 2021 (Parte 1)

Ecco la nostra Dolomiti SuperBike sociale nelle parole di alcuni dei partecipanti che, per la cronaca, erano: Riccardo Ieserscech, Piero Boldrini, Moreno Argenti, Massimo Hrovatin, Fulvio Pittao e Livio Turitto con famiglia e camper al seguito e poi Daniele Iurissevich, Luca Forzale, Mario Ferfoglia, Egidio “Gigi” Lovrinovic, Davide Pettirosso e Licio Della Marna. Supporter della giornata: Sergio Benedetti e Paolo Bacilo che ha ceduto il pettorale a Livio.

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Isonzo Bike Marathon 2021

Domenica di gara a Gorizia per la Isonzo Bike Marathon: prima tappa del trofeo Friuli MTB Challenge. Presenti: Lara Kocjancic, Licio Della Marna, Fulvio Pittao, Oscar De Walderstein, Raul Di Ragogna, Mario Ferfoglia, Peter Carli.

Peter conquista il terzo gradino del podio di categoria Senior 1 e Lara il primo (e unico) della categoria Donne A. Quarto posto di categoria invece per Mario.

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Carso Trail 2021

Antonio Selis – L’indomito sardo

Dopo qualche giorno in cui ti chiedi chi te lo abbia fatto fare, arriva finalmente la mattina del 11 giugno: hai voluto la bicicletta, ora pedala!

Il mio obiettivo dichiarato è di cercare di concludere i 340 km fra le 24 e le 25 ore (ma perché non prenderla con calma?). Sveglia impostata alle 6, alle 5 mi ritrovo a fare colazione (perché mai le avranno inventate le sveglie?). Carico la bici, il borsone e parto per Monfalcone con l’intenzione di vedere la prima partenza delle 7:30; a me toccherà un’ora più tardi. Saluto i ragazzi della NoBorder, organizzatori dell’evento e inizio a prepararmi.

Vorrei conoscere e salutare gli altri membri del MBC presenti (Andrea Manzin, Massimiliano Lombardi e Massimo Minca) ma partono prima di me mentre mi preparo. Alle 8:30 si parte, non bisogna strafare, i km sono tanti e impegnativi. Prendo il mio ritmo con l’intenzione di raggiungere un amico partito alle 8 per poi continuare insieme. Lo raggiungo a Santa Croce, forse ho esagerato, diamoci una calmata.

Sul San Michele raggiungiamo altri due amici partiti alle 7:30 e da lì proseguiamo con il loro passo. Poco prima della salita di San Floriano vedo tre uomini in verde, sono loro: gli altri MBC. Li raggiungo e facciamo le presentazioni al volo anche perché la salita si fa sentire e infatti ci fermiamo alla fontana in centro a San Floriano. Scambiamo qualche parola sulle reciproche intenzioni e si riparte, li rivedrò solo mentre saranno intenti a gustarsi la meritata cena.

Il cielo è poco rassicurante: si vede piovere ovunque, ma noi non prendiamo una goccia d’acqua. Le nostre bici, invece, tanto di quel fango! I miei amici iniziano a sentire la fatica. Due prenotano una stanza a Cividale per la notte mentre io e l’altro decidiamo di cenare e proseguire. Pizza e birra a Cividale e via per le ultime salite, quelle più lunghe.

Sono ormai le 10 di sera quindi bisogna proseguire con le luci e soprattutto: pedalare. Il mio amico mi avvisa subito che non riuscirà a fare tutta in un tiro. A Castelmonte è distrutto. Proseguiamo con gran calma, sono sofferente perché non riesco ad andare così piano, ma non posso lasciarlo. Ho un appoggio per dormire a 130 km dall’arrivo. Questo mi aiuta a spingere il mio amico e le sue ultime risorse fin lì. Io decido di proseguire da solo, guardo l’ora e sono le 3 e 24. Non riuscirò mai nel mio proposito iniziale. Riparto e sento le gambe girare bene, riesco a tenere una media sopra i 23 km/h. Poco prima di Palmanova inizia l’alba: è uno spettacolo per gli occhi e lo spirito. Qualche foto e via a tutta, ormai sono in uno stato in cui non sento più niente, vedo solo la meta da raggiungere e la meritata birra.

A Fossalon vedo in lontananza una bici in senso opposto e sopra uno in maglia verde, è Simone Da Re che viene a incoraggiarmi e spingermi verso il traguardo. Gli amici li riconosci anche da queste piccole cose. Ponte sull’Isonzo, sterrati della Cona, lido di Staranzano, Marina Julia e finalmente sono arrivato. Guardo l’orologio: sono le 9 e 10…ce l’ho fatta! 24 ore e 40 minuti.

Non me ne basta una…vado in doppia con la birra e dopo aver lavato la bici, ci scappa pure la terza. Tanto ormai tutto è concesso. Scusate la lungaggine, ma i km erano tanti da riassumere: Bella, emozionante e che regala tanta soddisfazione: questa è stata la mia prima Carso Trail.

 

Andrea Manzin – Four balls Andrea e i 12Km della morte

Bellissima avventura a parte i 12 km in più perché siamo bravi a seguire la tracce e la divisa nuova andata completamente distrutta. Ricorderemo sempre la guerra contro i tassi fastidiosi che ci puntavano e Massimo che gridava loro “Via Tasso! Via!” – Mentre noi: “Lasa star papà tasso che non se incazzi ancora de più”.

Alla 1 di notte in bosco dopo Castelmonte è stata un’agonia: per fare 4km ci abbiamo messo 1h30: impedalabile! fango, bici in spalla e su per i “scoi”. Una roba devastante. A peggiorare le cose il fatto che eravamo anche vicini alla strada e sentivamo gente parlare. All’una di notte potevano solo che essere altri ciclisti evidentemente più furbi di noi che hanno preferito la strada al sentiero della traccia.

Dopo Clodig, Massimo ci fa “Adesso gavemo un dentin de 4km”

El dentin…el dentin… ma sto dentin non finiva mai e dopo finiamo in un discesin e poi incrocio: traccia sbagliata e 12km in più! Questi 12 kilometri peseranno come una spada di Damocle su di noi, specie nel finale. Ritroviamo la traccia giusta e da li non ci siamo più rivolti la parola fino al Bar successivo.

Alle 4:00 di mattina eravamo completamente collassati. Arriviamo a Cividale alle prime luci dell’alba e puntiamo un Bar: “Mi spiace, ma siamo chiusi”. Non abbiamo risposto perché ormai non parlavamo più da un bel po. La tipa mossa a compassione ci indica un altro Bar che ci permette di rifocillarci con 6 caffe, 6 krapfen e 3 Cocacole. Solo a quel punto abbiamo ricominciato a parlare: “Ciao! Come xe? Tutto ben con ti?” – “Con mi ben.. e con ti?”.

Quando il sole è già spuntato, arriviamo in zona Palmanova troviamo un altro Bar per la “colazione”.

Tocca rimettersi in sella in quegli ultimi 50 interminabili kilometri che volevo tagliare la bici a metà.

Ripartiamo. Massimo si porta avanti e dice che vuole tirare gli ultimi 12 km (12! Ricordate?). Massimo tira e noi guardiamo il Garmin… -9 -8 -7 poi -1 e infine zero. E l’arrivo? Dove cavolo è l’arrivo? Noooo! I 12 km in più che abbiamo sbagliato!

Massimo è finito. Tutti noi siamo finiti. Finiamo quegli ultimi nefasti 12km che ci separano dall’arrivo a velocità lumaca e le uniche parole che infine sono uscite dalle nostre bocche sono state: “Tre birre!”

Ah! E sappiate che ho due balle in più! Oltre alle due canoniche, sono spuntate altre due sotto le chiappe a causa delle ore in sella.

Comunque…non è che avanza una divisa taglia M? O almeno le braghe? Su una pedalata mi è scivolato il pedale e i pantaloni mi si sono aperti: sono giunto all’arrivo con l’aria che soffiava sulle 4 palle.

Una esperienza alternativa. Se non rompevo le braghe addirittura fantastica.

Massimo Minca – Il treno mujesano

Siamo partiti alle 8 di mattina (ovviamente) e già in partenza qualcuno iniziava a “far el mona” iniziando a tirare. I primi kilometri niente di impegnativo in MTB, qualcuno in gravel lo vedevo però già in crisi. Mantenevo il cuore a 120bpm mentre Andrea, dietro, era già a 160bpm! Non so come fa a vivere.

I compiti erano abbastanza delineati: Io facevo il navigatore, Max contemplava le salite grazie alle funzionalità del suo Garmin mentre Andrea stava sempre dietro, zitto, come non averlo: “me concentro, me concentro, laseme star”.

A Basovizza incontriamo Iure che è passato a salutarci. Sosta merenda e panino.

Inizia poi un sali-scendi per i boschi (sconosciuti) della nostra zona fino a Medeazza e poi a Jamiano: tutto chiuso, nessun ristorante. Speriamo in qualcosa di aperto a Doberdò. Nel frattempo Iure mi messaggia un possibile locale: “Trattoria Da Andrea”. Troppo tardi: eravamo già li seduti a sorseggiare le nostre due birre (Andrea non beveva… strano).

Arrivati sul San Michele, opto per un cambio di divisa perché la nuova mi dava fastidio: meglio tornare su abbigliamento collaudato. Proseguiamo senza disguidi come niente fino a Gorizia senza nemmeno accorgerci: “semo za qua?”

Verso San Floriano incontriamo Antonio Selis. Max e Antonio si sono messi a chiacchierare un po in salita e a fare l’andatura mentre io rimanevo un po in conservazione dietro con Andrea. Nel frattempo l’ammortizzatore appena revisionato Gallomoto ha cominciato a perdere olio!

Abbiamo fatto tutto il Collio tra sentieri e parchi molto suggestivi con niente da segnalare se non un diverbio con una anziana che contestava che non potevamo passare di li!

A Ruttars comincia a lampare all’orizzonte: tuoni e  fulmini. “Se ci muoviamo forse non prendiamo pioggia”

Decidiamo invece di fermarci e cenare, per fortuna perché da li a Cividale ha piovuto forte e il terreno era mal messo. Ripartiamo che ha smesso di piovere schivando le rane.

Arriviamo a Cividale per bere una Coca e di li a poco Max taglia la gomma…Merda! Proviamo con due “vermi”. Per fortuna il lattice pare che tenga e ripartiamo verso Triblin inferiore. Da li inizia il sentiero Alpe Adria, tutto di notte: una rogna allucinante. Pedalabile si e no al 40%, pieno di strappi. Un’ora e un quarto di agonia.

Finalmente giungiamo sull’asfalto e, presso una fermata del bus, ci mettiamo a mangiare gel e barrette quando si ferma una macchina: “tutto a posto”- “Si grazie”- “Ma c’è una gara?” – “Si, più o meno” – “da dove siete venuti?” – “Dall’Alpe Adria” – “Ma siete pazzi? A quest’ora? Ho visto gente in bici per strada, ma non sul sentiero?!”. Capiamo che qualcuno ha fatto il furbo.

Finita la salita mi cambio con vestiario asciutto prima della lunga discesa. Scendiamo veloci quando ad un certo punto il Garmin di Max inizia a fischiare… “Cos’è?” – “Boh… sarà andato in tilt”. In realtà il Garmin ci segnalava correttamente che eravamo fuori rotta e che avevamo fatto 300m di dislivello in discesa in più: 300 metri gettati al vento!

Non resta che risalire lentamente la china e riprendere la traccia corretta. Arriviamo a Cividale all’alba e troviamo un Bar aperto: “Quanti krapfen volete?” – “Quanti ne ha?” – “Sei” – “Allora Sei!”

A Buttrio e Palmanova ormai siamo più stufi che stanchi. Assaltiamo un altro Bar per delle brioche poi cambi regolari fino ad Aquileia e altra sosta birra. Andrea si ostina a non bere.

Dal ponte di Grado abbiamo incontrato Simone Da Re sul percorso e da li ho iniziato a trainare, visto che mi sentivo bene. Purtroppo alla fine non battevano i kilometri per gli errori del tracciato della notte. Infatti, arrivato a 10km dalla fine, mi sono sentito decisamente “stanchetto” e abbiamo dovuto calare fino all’ultimo.

In conclusione: Birretta e stanchezza. Tanta stanchezza. Al ritorno in macchina stavo quasi per addormentarmi. Gambe abbastanza bene. Sedere e inguine infiammati! Se mi chiedevi di rifarla ieri ti avrei detto “NO” ma oggi ti risponderei anche si.

Posso dire con certezza che gel e barrette servono a poco in una “gara” del genere. Bisogna mangiare seriamente dopo un pò. La prossima volta porterò dietro krapfen e goulash di cinghiale. Altro che gel al glucosio! E soprattutto devo trovare una sella più comoda.

Massimiliano Lombardi – Breve riassunto

Tutto bel e e birrette meritade.