La lunga marcia del Cocusso

Era una anonima domenica di febbraio come tante altre. L’unica eccezione alla prassi era che il giorno prima aveva piovuto e nevicato abbondantemente e quindi il canonico giro del sabato era saltato cosicché Dean, finalmente, aveva potuto dormire fino a mezzogiorno.

Alla domenica, un gruppo si era dato appuntamento in bici da strada alle 9.00 in zona Domio, mentre per i mountain-bikers c’era il tacito appuntamento al solito posto a Basovizza. Nessuno aveva risposto all’appello quindi ci si aspettava un giro in quattro gatti…delle nevi.

Il primo ad arrivare al Bar delle Rudine è Iure in compagnia di Erik: “chi viene oggi?” – “Boh… sicuro Dean e forse pochi altri”.

Dopo pochi minuti arriva il gruppo dei muiesani e zone limitrofe: Dean e Bartolich, Manzin e un redivivo Max74. Poco dopo sopraggiunge anche Trivellino, Piero, Ieserscech, Ferfoglia….Il flusso continua con Fulvio, Grizon, Smilovich, Giustini…Ma quanti siamo? La signora del bar perde il conto del numero di caffè: “QUANTI HANNO BEVUTO? Anzi no… QUANTI NON HANNO BEVUTO? E voi due li in fondo! Scendete dal mio frigo!”.

Un coraggioso tira fuori un pezzo da venti e lo sventola baldanzoso: “PAGO IO!”

Raggiunto un compromesso con la signora del bar, il gruppo in nero-verde si riversa in strada in stile Guerrieri della Notte, pronto per prendere in ostaggio l’abitato di Basovizza… quest’oggi saranno le macchine a spostarsi dalla carreggiata… non noi! Vige la legge del più forte e un gruppo di sedici ciclisti tutti in massa è ca##utissimo e arrogantissimo!

Imbocchiamo il superbigolo di Basovizza che ci porterà alle pendici del Cocusso e poi su su, lungo la strada a tornanti fino in cima all’Everest domačo, il tutto immersi in un bucolico paesaggio innevato.

La salita del Cocusso è già di per se impervia e non perdona mai, tanto più con il fondo innevato misto ghiaccio. La comitiva si sfila lungo il percorso: Iure e Dean si portano in testa al gruppo spingendo coscienziosamente sui pedali, evitando di far slittare le gomme. L’ultimo tratto diventa impraticabile e si è costretti a scendere e spingere.

Ma arrivati in cima, il panorama ripaga sempre della fatica!

Dopo aver radunato la mandria, si inizia la discesa verso Vrhpolje, anche se le intenzioni originali, nella mente di Dean, erano quelle di salire verso il Castellaro, memori di una gita precedente sulla neve che ci aveva dato notevoli soddisfazioni (vedi l’articolo “Risveglio con la neve…e la bici chiama”).

La discesa è bella complicata. Ben consci di aver scelto il mezzo sbagliato per questo genere di percorsi innevati (una tavola da snowboard o un paio di sci sarebbero stati l’ideale) ci ostiniamo a voler scendere lungo la carrareccia coperta da 30cm buoni di neve, cercando di seguire le tracce di qualche precedente pazzoide come noi. Passiamo veloci sotto gli occhi attoniti di svariati escursionisti, cercando di far bella figura e di non ruzzolare sulla neve per lo meno non davanti a loro. In fondo oggi siamo e dobbiamo essere ca##utissimi!

 

Superiamo a fatica una serie di alberi caduti sulla strada che non hanno retto il peso della neve, chi con la bici in spalla, chi cercando vie nuove nella neve fresca, cercando di imitare gli eroi del Ciclocross visti in TV il giorno prima.

Lungo la strada incontriamo, nel senso opposto, due vecchie conoscenze: Depo e Oretti che si cimentano nella salita al Cocusso dal versante evidentemente sbagliato. “Ciao Depo! Bona camminada” – “Anche a voi”.

“Muli! Ma ve se accorti che oggi gavemo più camminado che pedalado?” – “Eccolo la… el solito disfattista! Adesso fazemo tutto asfalto fin Kosina, cusì se più contenti! OK?”.

E così fu…più o meno… tranne qualche breve sterrato nei pressi di Nasirec, il gruppo, decimato di qualche unità richiamata all’ordine famigliare, raggiunge Kozina e la tappa d’obbligo al Bar Fontana a salutare la nostra amica.

“Chi prende caffè? O meglio… chi non prende caffè?” – “Mi una birra!” – “Mi un capo” – “Mi un capo in B” – “Mi un nero corretto sambuca!” – “Mi un Cedevita”…… – “Aspetta… un CHE?” – “Un CEDEVITA”.

Bon.. col Cedevita, abbiamo raggiunto l’apice della giornata. L’orologio segna mezzogiorno e qualche bici inizia già a trasformarsi in zucca. Una parte si dirige verso la ciclabile per rientrare a casa; un gruppo punta verso Basovizza per recuperare l’auto o semplicemente per intraprendere la strada verso casa in altra direzione mentre un altro gruppo di irriducibili capitanati da Dean prosegue l’avventura in direzione Divaca.

 

Di questo gruppo e del loro tragitto, purtroppo, non abbiamo notizie certe. Appena verso le 14:00 iniziano a fioccare su Whatsapp le prime foto:

..e poi ancora:

…per finire con un classico dei classici:

Per quest’oggi è tutto. Buone pedalate a tutti!

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